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IL RUOLO DELLE DONNE NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE



c popolazioni abitanti nei luoghi dove si svolgevano i combattimenti.
I nuovi mezzi di distruzione, frutto dei progressi ottenuti dalla ricerca scientifica in campo bellico, permisero ai belligeranti di estendere le conseguenze più disastrose della guerra a tutto il territorio nemico.
Le incursioni aeree, in un primo tempo destinate unicamente a distruggere obiettivi militari e strategici (caserme, arsenali, fabbriche, ponti, ferrovie, aeroporti), divennero un potente deterrente per fiaccare la resistenza fisica e morale delle popolazioni civili. Pensiamo bombardamenti atomici americani nell'agosto del 1945 sul Giappone che qualcuno osò definire utili perché determinarono la fine del conflitto.
Anche l'Italia subì terribili bombardamenti che interessarono non solo le grandi città, ma anche i piccoli centri. La gente fuggiva terrorizzata dalle città ove il pericolo era maggiore e cercava rifugio nelle campagne; si verificò un nuovo fenomeno, lo "sfollamento che svuotò i grandi centri.
                                                                                                                                                                                                                                                                                Nuovi gravi problemi sorsero dopo 1’8 settembre 1943 quando in Italia scoppiò la Guerra civile fra partigiani e fascisti repubblichini sostenuti dai tedeschi.                                                                                   Tutti i disagi verificatisi durante il conflitto 1915-18 si ripeterono durante la seconda guerra mondiale.                                                                                                                                                  Era terribile per le donne, e non solo per esse, veder allontanarsi dalla casa i propri cari, mariti, figli, padri, fratelli che andavano ad affrontare un destino ignoto che poteva diventare molto crudele.                                                                                                                                                                                                                                                Si rimaneva in angosciosa attesa di una missiva che recasse notizie del congiunto lontano; l'arrivo di una lettera recava un'intensa gioia, però subito dopo si leggeva la data riportata sullo scritto che poteva risalire anche a quindici-venti giorni addietro, addirittura un mese o più; allora ci si poneva la domanda terribile: "In questo momento il nostro caro sarà ancora vivo?".                                                                                                                                                                                                                                             E non si era in grado di dar risposta alcuna.                                                                                                                                                                                                                          Le donne, nella seconda guerra mondiale, come già era avvenute nella prima, sostituirono gli uomini impegnati al fronte nelle varie mansioni da essi svolte in tempo di pace; rivelarono le stesse imprevedibili capacità.                                                                                                                                                                                                                             Le contadine, non solo sostituirono padri, mariti, figli, fratelli nei pesanti lavori dei campi come arare, mietere, falciare, ma seppero gestire l'azienda agricola da vere imprenditrici.                                                                                                                                                                                                                                                                                   In città, le tranquille casalinghe divennero impiegate, operaie, tranviere, postine e svolsero le loro nuove mansioni in modo ottimale, dando prova delle loro nascoste potenzialità.

La guerra ripresentò il problema dell'emancipazione femminile già sorto durante il precedente conflitto e che il Fascismo aveva messo a tacere per motivi politici. Il movimento riprese forza e anche a causa della guerra iniziò una nuova era per il mondo femminile. Furono quasi sempre le donne che organizzarono lo sfollamento delle città; furono esse che cercarono un luogo sicuro dove portare i famigliari; esse organizzarono il trasloco di beni più indispensabili e preziosi che si dovevano portare in salvo; furono esse che pensarono ad organizzare la vita della propria famiglia nei luoghi di sfolla-mento; furono loro che iniziarono contatti e relazioni con i locali. Erano due mondi che, forse per la prima volta, si trovavano a confronto e che per secoli si erano quasi ignorati e forse disprezzati: per i contadini i cittadini erano i villeggianti, pieni di pretese e con poca voglia di lavorare, a loro volta i contadini per i cittadini erano i villani ignoranti e poco amanti dei modi civili. Impararono, a causa della forzata convivenza, ad apprezzarsi e stimarsi reciprocamente, sorsero nuovi legami di amicizia che perdurarono anche quando gli sfollati tornarono in città. Al processo non parteciparono molto gli uomini perché i più erano militari. Quasi tutti i generi alimentari scarseggiavano e la maggior parte erano contingentati.
Le donne con mille astuzie riuscivano a procurarsi quanto era trovabile presso i produttori; si recavano alle loro abitazioni a piedi e talvolta in bicicletta, sostenendo notevoli disagi.                                                                                                                         Molte non disponendo del denaro necessario, ed accettavano di sotto-porsi anche a lavori pesanti per ottenere in cambio qualche derrata per sfamare i propri figli.                                                                                                                                                           La guerra civile scoppiata dopo 1'8 settembre 1943, che vedeva opposti i Partigiani ai Fascisti della Repubblica di Salò sostenuti dai Tedeschi, rese la situazione ancora più complicata.                                                                                                                              Le donne furono costrette a difendere la casa e i famigliari dal nemico di turno.                                                                                                                                                                                                  Tutti fascisti, partigiani, tedeschi comandavano e spadroneggiavano; entravano nelle abitazioni in cerca di cibo, di informazioni e di supposti nemici.                                                                                                                                                                   Erano le donne che dovevano affrontare la situazione, gli uomini si tenevano nascosti per timore di eventuali rappresaglie.                                                                                                                                              Le donne dovevano con il sorriso sulle labbra e il cuore a pezzi, dare le informazioni richieste senza compromettere nessuno e fornire le derrate richieste ai padroni di turno, derrate che avrebbero dovuto servire a sfamare i famigliari.
Usavano astuzia, intelligenza, gentilezza nel trattare con i diversi soggetti e spesso riuscivano a risolvere situazioni complicate.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Spesso evitarono che le loro abitazioni venissero incendiate per rappresaglia, piangendo, implorando, trattando, sovente riuscirono a salvare persone ricercate dai fascisti o dai tedeschi, uomini della famiglia, o anche partigiani, evitando in questo modo inutili rappresaglie.                                                                                                                                                                                                    Già durante lo sbandamento del nostro esercito dopo 18 settembre 1943, molte donne misero in salvo i nostri soldati ricercati dai tedeschi dando loro vestiti borghesi dei propri cari che in quei giorni si trovavano sotto le armi. 
In mille modi cercarono di sottrarli alla cattura da parte dei tedeschi, li accompagnavano per lunghi tratti di strada per segnalare loro eventuali pericoli.
Parecchie si unirono ai partigiani condividendo disagi e pericoli. Erano le donne che come staffette tenevano i collegamenti fra i vari reparti e i comandi spesso posti nelle città. Parecchie pagarono con la vita il loro coraggio, altre si schierarono con i fascisti e ne condivisero la triste sorte, perdendo al termine della guerra anche la vita. Le donne combatterono una loro guerra: talvolta furono costrette ad essere per i figli padri e madri nel contempo. Sopportarono per i Figli sacrifici immensi, poiché cercavano di fare in modo che i disagi procurati dal conflitto pesassero sui loro famigliari il meno possibile. Parlando delle donne e la guerra dobbiamo ricordare le Crocerossine e le Madrine di guerra, figure assai importanti per i militari combattenti.

LE CROCEROSSINE



Le Crocerossine, infermiere volontarie facenti parte della Croce Rossa delle singole Nazioni belligeranti, fin dal 1900 nei vari conflitti combattuti in Europa e in altri continenti svolsero gratuitamente la loro attività professionale negli ospedali militari. Operavano sovente negli ospedali da campo posti in vicinanza del fronte, condividendo con il personale sanitario militare disagi e pericoli che tale situazione comportava. Con la loro presenza gentile e premurosa confortavano feriti e moribondi. Erano spesso loro che raccoglievano gli ultimi sospiri e desideri dei morenti che spiravano, impegnandosi a comunicarli ai parenti lontani. Lo stesso delicato compito svolgevano le Suore infermiere e i Volontari laici che gratuitamente prestavano la loro opera presso gli ospedali militari.
L'assistenza religiosa ai feriti e ai militari era compito dei cappellani militari appartenenti alle varie confessioni religiose. Nella prima guerra mondiale molti seminaristi e religiosi vennero arruolati nel Corpo della Sanità militare e mentre curavano i corpi di malati e feriti, non dimentichi della loro vocazione, cercavano di confortarli moralmente. Basti ricordare il sergente Angelo Roncalli (1881-1963), il futuro Papa Giovanni XXIII.


Alcune note sulla Croce Rossa



La Croce Rossa venne fondata nel 1863 a Ginevra per proteggere le vittime sia civili che militari dei conflitti (feriti, profughi, internati, prigionieri di guerra), proteggere le vittime di pubbliche calamità (naufragi, terremoti ecc), promuovere la difesa dalle malattie più gravi che colpiscono l'umanità a tal scopo dà vita a trattati e convenzioni. Come simbolo ha una bandiera con una Croce Rossa in campo bianco. È articolata in Lega della Società delle Nazioni della Croce Rossa e Comitato internazionale della Croce Rossa. Il primo accordo internazionale per la protezione delle vittime di guerra venne firmato a Ginevra nel 1864, precursori furono Io svizzero Henri Dunant, letterato e filantropo (1828-1910), premio Nobel per la Pace nel 1901 e il medico napoletano Ferdinando Palasciano (1815-1891) futuro senatore. L'idea venne a Dunant dopo aver visto le sofferenze dei feriti durante la battaglia di Solferino (24 giugno 1859) durante la seconda Guerra d'Indipendenza italiana, combattuta fra francesi ed austriaci, sofferenze che descrisse nel suo libro "Ricordo di Solferino". La Lega della Società delle Nazioni della Croce Rossa venne fondata a Cannes nel 1919 dai delegati di Gran Bretagna, Francia, Usa, Italia e Giappone. La Croce Rossa Italiana venne fondata nel 1864.


Le madrine di guerra



La corrispondenza era l'unico tenue legame fra i soldati, specie se al fronte, e la società borghese nella quale anelavano tornare il più presto possibile. Non tutti i militari ricevevano regolarmente la posta. Molti erano gli italiani che ancora durante la seconda guerra mondiale trovavano difficoltà nel compilare una lettera. Erano i così detti analfabeti di ritorno, ossia persone che avevano imparato a leggere e scrivere, ma poi perché finite le scuole, spesso poco frequentate da ragazzi, avevano dimenticato quanto avevano appreso. Essi, perciò, inviavano poca corrispondenza ai militari e anche fra i militari, vi erano dei giovani semianalfabeti ed anche questi facevano fatica a scrivere, ma essi trovavano sempre qualche ufficiale, qualche cappellano o qual-che commilitone compiacente che veniva loro in aiuto.
Ad ovviare a questa grave lacuna ci pensarono le "Madrine di guerra" già presenti nella prima, allora la loro opera era ancora più utile, poiché molti erano in Italia coloro che non sapevano leggere e scrivere.                                                                                                            Queste signore pensavano ad inviare regolarmente posta a un determinato militare che in certo qual senso adottavano spiritualmente.                                                                                        Le Madrine appartenevano a tutte le categorie sociali: signore della borghesia, semplici popolane, appartenenti alla nobiltà e anche principesse reali, come ricorda nella sua testimonianza, riportata in un libro di Giuseppe Bocchino che ebbe come Madrina la Principessa di Carignano.                                                                                                                                                                             Per il militare la Madrina rappresentava una sorta di madre; una sorella, o forse la fidanzata che il soldato desiderava conoscere e, poi a guerra finita, sposare; il più delle volte il desiderio rimaneva tale.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       Vi furono, però, casi in cui la corrispondenza fu il preludio a felici sponsali.                                                                                                                                                                                                                        Una delle maggiori sofferenze per i soldati era la mancanza al fronte di presenze femminili, la corrispondenza con una Madrina poteva aiutare a superare questa difficoltà portando gioia e serenità. Il fascismo promosse molto questa forma di sostegno ai militari.                                                                                                                                                                                                                           Spesso le Madrine venivano strumentalizzate per incoraggiare i propri figliocci.
Nelle loro lettere esaltavano l'eroismo del nostro esercito e pronosticavano i futuri gloriosi destini della Patria. Nelle buste spesso ponevano una foto del Duce che, regolarmente, il ricevente strappava; inviavano generi di conforto come cioccolato (surrogato), tabacco, frutta secca. Le più politicizzate erano le appartenenti alle Organizzazioni del Regime: le Donne Fasciste e le Giovani Fasciste.
Nelle retrovie del fronte si svolgevano a volte alcuni spettacoli di vario genere ad opera di gente dello spettacolo (Teatro e Cinema), questo avveniva presso tutti gli eserciti belligeranti per sollevare l'umore dei militari impegnati ne conflitto e dare loro serenità e alleviargli lo stato d'animo.

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3 risposte a “IL RUOLO DELLE DONNE NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE”

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    1. Avatar Raffaella Legramandi
      Raffaella Legramandi

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    2. Avatar Raffaella Legramandi
      Raffaella Legramandi

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3 commenti su “IL RUOLO DELLE DONNE NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE”

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